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Max De Aloe
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Biografia

 

Biografia - Versione Italiana

Biografia breve - Versione Italiana


Biography - English Version

Short Biography - English Version


Dicono di Max De Aloe

 

De Aloe rilegge alcuni brani di Björk – già di per sé belli e complessi – cospargendo il suo seme artistico che, oramai, lo attesta tra i più convincenti musicisti del panorama musicale internazionale. Insomma, si uniscono, seppur virtualmente, due cervelli che hanno una marcata identità artistica e l'uno fa luccicare l'altra, e viceversa. Max De Aloe sa il fatto suo, è in stato di grazia da ogni punto di vista e meriterebbe qualche finestra in più nel panorama jazzistico italiano, perché di questi tempi saper suonare, saper comporre e arrangiare è merce rara.
Alceste Ayroldi - Jazzitalia 2013

Solo pochi musicisti riescono ad elevare l’armonica allo stato di strumento solista, capacità, questa, che richiede una certa brillantezza tecnica e abilità virtuosistica. Toots Thielemans lo ha fatto maniera impressionante, e venerdì, ospite al Jazztone di Lörrach, un musicista italiano è riuscito in questa impresa in modo sorprendente. È incredibile quello che Max de Aloe riesce a tirar fuori dalla sua armonica. Sa interpretare brani in modo delicato e con profondo lirismo: dipinge quadri sonori, in un intreccio sottile di silenzi e melodie, nei quali si rimane ‘intrappolati’. Immerso in se stesso, con grande sentimento, strappa dallo strumento storie, ‘canzoni’ e melodie meravigliose…Il quartetto di Max De Aloe ha tenuto venerdì un concerto spettacolare dal sapore soft; in termini di armonica a bocca si vede raramente tanta maestria. Solo chi suona l’armonica a bocca come Max De Aloe può trasformarla in strumento solista, come un’eterna cenerentola che incontra il suo principe.
Redazione Badische Zeitung – Germania – dicembre 2013

Max De Aloe è un armonicista raffinato, intenso e visionario, che non solo non si vergogna di inseguire e praticare un jazz più per il cuore che per la testa ma che ama costruire dischi progetto per andare a scoprire ciò che non conosce.
Lorenzo Viganò – Sette – Il Corriere della Sera – 2012

Max De Aloe non è solo un jazzista. Dopo aver ascoltato i suoi dischi possiamo con fermezza dire che prima di tutto è un poeta e che i suoi versi sono fatti di note declamate attraverso un'armonica nostalgica, sognante, crepuscolare, virata al blues.

Max De Aloe è anche un ricercatore: di suoni, di musiche, di emozioni, di sensazioni, di composizioni avanguardistiche che appartengono al pop, al rock, al folk, al jazz o a chissà quale altra fonte sonora.
Flavio Caprera – Jazz Convention 2012

Personalità eclettica e dai vasti riferimenti musicali, De Aloe ha la statura per padroneggiare repertori inconsueti senza rimanerne schiacciato, anzi. In questo lavoro l'armonicista lavora su sottigliezze timbriche e leggerezze ritmiche, rendendo esplicito l'inquieto e straniante lirismo di Björk senza perdere la sua personale cifra espressiva…Max De Aloe si conferma un armonicista emozionante, che ha raggiunto un personale stile, senza camminare all'ombra di Toots Thielemans
Angelo Leonardi – All about Jazz 2012

I risultati sia per il disco De Aloe, sia per quello di Fioravanti, sono tali da far gridare a un nuovo miracolo italiano in fatto di jazz.
Paolo Carù – Buscadero 2012

L'opera lirica per armonica, il jazz esportato in Africa, il primo metodo per avvicinare i giovani hanno strumento non "di moda " e ora- sempre con l'armonica cromatica - un cd di jazz sul pop d'avanguardia di Bjork. Max De Aloe, virtuoso lombardo dell'armonica, non ama la banalità.
Andrea Pedrinelli - Avvenire 2012

Musicista, compositore, didatta, direttore artistico del Gallarate Jazz Festival, da sempre attratto dal rapporto tra musica e società Max De Aloe - da diversi anni considerato il miglior armonicista italiano - è completamente immerso nella materia musicale, con la quale interagisce senza preconcetti, spaziando in ambiti diversi per genere e forma. Lo abbiamo contattato al termine di una sua lezione, a pochi giorni dal debutto sul palco del nuovo progetto Bjork on the Moon, l'album con il quale rende omaggio alla musica della cantante islandese -, per cercare di indagare i motivi di questo lavoro e di tutto quello che gira intorno alla sua interessante figura artistica.
Roberto Paviglianiti – All About Jazz – 2012

De Aloe, che è oggi il maggior solista italiano di armonica, si distingue anche per la passione con cui porta lo storico ma negletto strumento a contatto con ogni sorgente di ispirazione. L’armonica cromatica di Max De Aloe non si è mai avventurata tanto lontano – se si vuol fare un nome a puro scopo di riferimento- dal classico Toots: tutto, ad ogni passo, mostra le notevoli qualità e prospettive di un musicista veramente completo.
Gian Mario Maletto – Musica Jazz – 2010

Forte del suo piccolo ed apparentemente semplice strumento, del quale è diventato uno degli interpreti più famosi del mondo, Max De Aloe propone in questo Lirico incanto un repertorio integralmente dedicato alla musica lirica in versione rigorosamente strumentale….. De Aloe propone una serie di brani in cui l’armonica si palesa come uno strumento tutt’altro che sprovveduto a contatto con brani provenienti dalla Tosca, dalla Traviata o dalla Turadot. E capace di emozionare e richiamare le parole di quel belcanto che inchioda all’ascolto il melomane. Max De Aloe ha tutto lo spazio per cantare queste famose arie con la sua armonica senza apparire minimamente inadeguato, riuscendo a dare di musiche così famose una versione fortemente originale e pienamente compresa nello spirito del jazz, specie in alcuni indovinati passaggi. Riesce così nella sua opera e nell’idea di unire i generi senza stravolgere alcunché e fornendo anzi spunti di riflessione per futuri progetti.
Sergio Spada – Suono – dicembre 2008

“….De Aloe ha raccolto l’eredità di Bruno De Filippi, ed è l’armonicista italiano più richiesto ed attivo. Non solo, è anche compositore fine ed organizzatore sonoro….e con questo album (Crocevia) è arrivato al suo capolavoro…..”
Lauro Tamburi – Jazz Magazine n. 54 - maggio 2007

“…Considerato ormai da anni uno dei migliori armonicisti a livello mondiale, Max De Aloe non è un musicista che ama sfornare molti lavori discografici.’Crocevia’ è come al solito, per chi conosce la musica di De Aloe, un malinconico viaggio, ricco di sfumature, richiami, amori, ma soprattutto sempre venato di una struggente tristezza, che a tratti lascia senza fiato. Oltre al leader, nel disco suonano Bebo Ferra, Riccardo Fioravanti e Stefano Bagnoli, tutti musicisti non solo straordinari, ma anche navigati e che fanno parte di una generazione che ha scritto la storia e la crescita del nostrano Jazz…”
Giorgio Coppola – Jazz - 2007

…La musica di De Aloe è forse la sua lezione più alta, capace di esprimere non solo la tecnica, ma soprattutto la passione e l'intensità di una vita spese per raccontare l'arte di un soffio, lontana, molto lontana dall'antico e dal desueto perché capace di esprimere le atmosfere del quotidiano e di inserirsi e comunicarsi attraverso la tecnologia di una rete, meno fredda anche grazie ad un ‘respiro di jazz’...
Alessandro Armando - Jazzitalia – 2007

"...Il Max De Aloe Quartetto Crocevia si pone con autorevole sicurezza tra le sorprese più interessanti del 2006. Un organismo quasi biologicamente controllato in cui – proprio come in un Crocevia – confluiscono, s’incrociano e si fondano le quattro anime musicali di altrettanti fuoriclasse del jazz italiano".
Vincenzo Martorella - JazzIt – dicembre 2006

“…e quando max imbraccia la fisarmonica non si può non tornare con la mente e le orecchie a un grande maestro della fisarmonica e della contaminazione tra jazz e musica etnica: Richard Galliano, al quale sicuramente De Aloe si ispira ormai da molti anni, riuscendo comunque a distanziarsene con grande creatività unendo sonorità tipiche della nostra penisola e la sua conoscenza assoluta del grande jazz mainstream….”
Diego D’Angelo – Jazz Convention – maggio 2006

“…Sono due le cose che principalmente trasmette un concerto di Max De Aloe: per primo l’originalità e in secondo luogo la capacità di comunicare al pubblico che quello che viene eseguito sul palco non è routine ma divertimento anche per il musicista. L’armonica, strumento molto spesso complementare, diventa regina e rivela potenzialità che molti fra gli spettatori probabilmente non avevano mai pensato esistessero. Questo, grazie a una verve molto latina, nel senso più esteso del termine. L’assenza di vibrato si accompagna a una narrazione musicale che esce dagli schemi di certo jazz per abbracciare territori musicalmente di frontiera, che regalano sonorità affascinanti. L’artista di Busto Arsizio, già allievo di Willi Burger, è da tempo impegnato in una serie di progetti musicali di grande originalità….”
Massimo Del zoppo – La Stampa –Luglio 2005

“…De Aloe piega le particolarità tecniche di uno strumento “controvento” ad esigenze espressive precise: suona con quasi totale assenza di vibrato, dipana assoli in cui a serpentine e grappoli di note preferisce i “racconti”: cioè uno sviluppo narrativo, naturalmente incline ad un lirismo brumoso, allusivo. Ma la sorpresa di questo album è di aver unito all’armonica la fisarmonica, quella di Gianni Coscia, in un sodalizio timbrico tra i più rari della storia del jazz…”
Pietro Mazzone – Il Giornale della Musica – gennaio 2003

“…devo confessare quanto abbia apprezzato i grandi De Aloe e Coscia, che in ‘L’anima delle cose’ credo tocchino veramente alti livelli….è un duo , secondo me, esportabile in qualsiasi Paese del Mondo, per professionalità e capacità evocative; tra i massimi esponenti del loro strumento, non solo a livelli europei…”
Bruno Pollacci – Anima Jazz – aprile 2003

“…Ottimo musicista con alle spalle collaborazioni molto significative con artisti del calibro di Mike Melillo o Don Friedman, De Aloe nel suo nuovo cd riprende il discorso iniziato insieme a Gianni Coscia con il loro precedente e pluricelebrato lavoro "Racconti Controvento". L'incontro fra armonica e fisarmonica ha nella dinamica e nei colori una forza esplosiva, così come nelle sonorità più marcatamente popolari o etniche l'interplay prettamente jazzistico emerge nitido e fresco…Disco dalle mille sfaccettature e dai mille suoni, "L'anima delle cose" contiene fra le sue tracce un gioiello a sorpresa: la voce del poeta Giuseppe Conte recitare quattro sue liriche che si sviluppano su una suite musicale dove la musica è contorno e centro.”
Antonello Mura – Il Secolo XIX - 23 agosto 2003

“……Attenzione, ‘L’anima delle cose’ è un disordinato e bellissimo disco di jazz italiano. Non fate come il curatore di questa colonna, il quale riceve centinaia di dischi che non riesce mai ad ascoltare. Salvo poi accorgersi, come gli è capitato un sabato mattina con questo "L'anima delle cose" dell'armonicista Max De Aloe, che trattasi di gioiellino. Dire jazz è sbagliato. E' più un disco di musica popolare italiana. De Aloe, che qui suona con il fisarmonicista Gianni Coscia, va seguito con attenzione”.
Chris Rocca – Il Foglio – 4 ottobre 2003

“La passione e l’originalità dell’Italia si sente molto con il quartetto di De Aloe nel cd “L’anima delle cose.“L’alchimia di armonica e fisarmonica è perfetta per dare vere emozioni e De Aloe e Coscia fanno un esemplare lavoro in questo contesto. Tracce di tango s’insinuano nell’intero progetto per formare un ponte naturale con il sound della musica popolare italiana. L’elemento jazz non è perso in mezzo a tutta questa espressività e i musicisti si spostano con facilità e perizia in quest’area come un abito di moda senza cuciture.Mescolano le loro calde improvvisazioni paghi di sviluppare un’atmosfera di rilassato romanticismo impreziosito da momenti di vero slancio. La musica trabocca con calore dai fuochi che bruciano in De Aloe e Coscia e con l’aiuto dei loro compagni fanno musica per toccare le corde del cuore di innamorati giovani e meno giovani”.
Frank Rubolino – Cadence Magazine – New York – settembre 2003

“..Prima o poi doveva capitare. Che la musica di Max De Aloe avrebbe potuto incontrarsi con la poesia poteva essere presagibile….La sensibilità compositiva di Max De Aloe paragonabile a quella di un poeta che coglie un'immagine, un ricordo e lo traduce in poesia. Il risultato è assolutamente gradevole e offre l'opportunità di ascoltare una buona musica, eseguita molto bene, rilassati e senza doversi porre tanti interrogativi, sintonizzandosi con la sensibilità di questo musicista e delle sue composizioni. Il suono dell'armonica cromatica risulta ottimamente integrato con quello della fisarmonica di Gianni Coscia che si mostra partner altrettanto sensibile nel supportare ogni evoluzione di De Aloe cogliendo però sempre l'opportunità di prodursi in piacevoli soli…”
Marco Losavio – Jazzitalia – Ottobre 2003

“…Immaginazione e ricordi si confondono grazie a questa musica vellutata, discreta all’occorrenza, lirica e mutevole. Capace di incantare scivolando tra il silenzio e le stelle. Qualità che appartengono a Max De Aloe, bizzarro inventore, all’armonica cromatica, di melodie che sembrano fluttuare nel tempo..”
Davide Ielmini – Corriere della Sera – 11.09.2002

“….’Racconti Controvento’ è un disco dispensatore di atmosfere e di poesia. Poesia priva di inutili tensioni e ricca di orizzonti languidi che ci invitano a riflettere sull’inutilità di tanto jazz italiano. E’ il disco che avrei sempre sognato di fare- incontro di ance e di mantici fisiologici e artigianali - che si materializza leggero e soave per volontà di Max De Aloe, uno dei più sensibili autori del jazz italiano moderno”
Gianandrea Pasquinelli – Bluestime - 2000

“…L’armonica jazz è ancora una bestia abbastanza rara ma Max De Aloe sa come domarla. De Aloe ottiene un suono particolarmente dolce dall’armonica. Una timbrica affascinante e un po’ uniforme e priva di vibrato quasi come la voce di Chet Baker.”
Jason Bivins – Cadence Magazine - New York - 2000

“…è un cd che fa bene al cuore per un giovane jazzista italiano altamente consigliato. Lo scrivo spesso e lo ribadisco anche in questa occasione: fatelo venire a suonare nel jazz club della vostra città...”
Marco Crisostomi – Audioreview - 1999

“….C’è un mistero nel cuore del sound di Max De Aloe e nelle profonde radici del suo approccio armonico al jazz che è impenetrabile. il suo è un disco importante in ogni sua parte e quasi certamente farà sì che ognuno ascoltandolo riconsidererà all’armonica un ruolo a pieno titolo nel jazz..”
Thom Jurek – All Music Guide - USA - 1999


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